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FIUME. L'AVVENTURA CHE CAMBIO' L'ITALIA

Pier Luigi Vercesi - insieme ad Alberto Sinigaglia, presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte ed Umberto La Rocca, direttore della redazione torinese del Corriere della Sera,  presenterà  “Fiume. L’avventura che cambiò l’Italia”, edito da Neri Pozza. Il 12 settembre 1919 Gabriele d’Annunzio e un migliaio di uomini occupano il porto adriatico di Fiume. In pochi giorni il suo esercito di “disertori” si moltiplica. E' una sfida al mondo intero: alle potenze alleate che non vogliono riconoscere l’italianità della Dalmazia e al governo italiano che non si sa imporre al tavolo della pace di Versailles. L’occupazione dura quasi sedici mesi e Fiume diventa un laboratorio rivoluzionario politico, sociale, economico ma anche letterario e teatrale. D’Annunzio governa con un’invenzione al giorno e affinando le sue doti di seduttore e addomesticatore di folle. Fiume diventa la “città di vita”, dove tutto è concesso e vissuto fino in fondo: le donne votano, l’omosessualità è tollerata, si può divorziare, l’esercito si democratizza e una Costituzione, La Carta del Carnaro, elaborata dal rivoluzionario Alceste De Ambris e scritta da d’Annunzio, sovverte le regole borghesi e monarchiche. A Fiume convivono due anime, quella rivoluzionaria di sinistra e quella nazionalista di destra. Mussolini, che ha fondato i fasci di combattimento, sostiene l’impresa a distanza e, soprattutto, cerca di tenerla sotto controllo, individuando in d’Annunzio il suo principale concorrente. L’avventura si conclude con le giornate di sangue del Natale 1920, quando il governo italiano, dopo aver firmato un accordo con la Jugoslavia, ordina al generale Caviglia di bombardare dal mare il Palazzo del governo di Fiume. Di lì a poco, il fascismo riproporrà i cerimoniali inventati da d’Annunzio per conquistare le folle e si riterrà il continuatore di quell’esperienza; in realtà, l’anima più autentica del fiumanesimo non aderì al fascismo e, anzi, si schierò dall’altra parte.

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