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RES - Responsabilità, etica e sostenibilità

giovedì Esiste un business dal “volto umano”? Quale il ruolo delle strategie industriali e della comunicazione nel passaggio da “corporate responsibility” a “human responsibility”? Ne discuteranno alcuni tra i più autorevoli professionisti del mondo delle imprese, della comunicazione e dell’informazione a “RES”, workshop organizzato dal Club della Comunicazione d’Impresa, per i 25 anni della propria fondazione.

Situazioni come lo sfruttamento del lavoro minorile, l’aumento della povertà in molti paesi, le crisi finanziarie recenti, chiamano prepotentemente in causa la capacità dei professionisti della comunicazione – per citare Aristotele nel suo VI° libro dell’Etica Nicomachea – di indagare qualitativamente in reale. Che peso ha avuto la comunicazione – e segnatamente la "mancata comunicazione " – in questi gravi default, che hanno coinvolto investitori ma anche piccoli risparmiatori? La comunicazione d’impresa s’inserisce nel più ampio tema della responsabilità sociale: prendere atto di ciò significa inevitabilmente assumersi responsabilità nuove, che in passato non erano proprie della normale vita aziendale. Ma – come sempre – le novità devono e possono essere “governate”, e da ciò che apparentemente appare come un nuovo problema possono nascere opportunità interessantissime. Da una recente indagine promossa dall’agenzia di Rp internazionali Ketchum, che ha coinvolto 3.000 tra top manager, politici ed leader d’opinione in 11 paesi, “i risultati aziendali non sono tutto”.

Si sta sempre più velocemente sviluppando una sensibilità diversa verso le politiche aziendali da parte della cittadinanza, ed alle aziende non viene più solo chiesto di “macinare utili” o di far bene il proprio lavoro. I vertici aziendali sono chiamati in causa su tematiche quali la riduzione della povertà del sistema sociale che le circonda, l’impegno sociale ed ambientale, la qualità della vita. Ad esempio, il 77% degli italiani chiede alle aziende di “comunicare con maggiore trasparenza ed onestà”, e di “contribuire all’incremento dell’economia locale”.

La domanda di un approccio “etico” alle questioni d’impresa – al di la di certificazioni spesse volte ben poco indicative, e richiamando invece grandi protagonisti del mondo imprenditoriale come Olivetti e Michelin, che pur in assenza di vincoli giuridici obbligatori hanno dato ante-litteram un significato “alto” alla CSR – è quindi sempre più evidente: occorre piuttosto interrogarsi se e in quale misura queste nuove preoccupazioni possano inserirsi non in una dimensione “filantropica”, bensì in una dimensione strategica della vita d’impresa. Anche le PMI devono decidersi oggi a fare i conti con un mercato veramente “globale” – non solo in senso geografico, com’è noto da decenni – bensì in quanto “parte della rete neuronale" della società all’interno della quale operano: impegnarsi per far crescere la comunità significa per le aziende null’altro che creare condizioni più favorevoli per il proprio business.

A discuterne, mercoledì 26 ottobre a Torino dalle 14.30 alle 19.30 presso l’*Unione Industriale* (via Vela 17), molti protagonisti del mondo delle imprese, della comunicazione e dell’informazione.

Moderati dai giornalisti Alessandro Calderoni ed Oscar Giannino, si confronteranno Emilia Costa, Professore Emerito di Psichiatria Università di Roma “La Sapienza”; Toni Muzi Falconi, Docente di Public Affairs e di Global Relations alla New York University; Luca Poma, giornalista, scrittore esperto di CSR e Crisis Communication e Paul Seaman, Consulente internazionale di Relazioni pubbliche, Editor “21st-Century PR Issues”.


Informazioni ed adesioni (fino ad esaurimento posti):
cci@ui.torino.it
3391202642;
www.clubcomunicazione.it

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