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Prevenire e curare l'ipertensione

giovedì Una recente indagine epidemiologica condotta nel 2006, in collaborazione con le autorità sanitarie della Comunità Europea e degli USA, ha documentato una elevata prevalenza dell’ipertensione arteriosa in entrambi i continenti e particolarmente in quello europeo con una stima di circa 950.000 di ipertesi nel mondo.
I dati relativi all’Italia indicano che il 38% della popolazione, oltre 20 milioni di persone, soffre di ipertensione arteriosa. Questo aumento della pressione arteriosa causa ogni anno 216.000 casi di ictus, 90.000 casi di infarto miocardico, 183.000 casi di scompenso cardiaco. Un costo umano ed economico enorme e non più accettabile. Un problema di salute pubblica da affrontare con urgenza ed efficacia.
Chiave di volta della situazione è che una parte rilevante dei soggetti ipertesi ignora di esserlo e che tra quelli che lo sanno molti non sono consapevoli dei rischi, né della necessità di un controllo della pressione arteriosa. La conoscenza e la comprensione del problema rappresentano il momento essenziale per la prevenzione delle complicanze cardiovascolari nel soggetto iperteso. Secondo le recenti linee guida europee e dell’OMS del 2003, si definisce ipertensione arteriosa la presenza di valori sistolici uguali o superiori a 140 mmHg e/o di valori diastolici uguali o superiori a 90 mmHg in assenza di terapia antipertensiva. Essendo la pressione arteriosa caratterizzata da ampie variazioni spontanee, la diagnosi di ipertensione deve basarsi su più misurazioni, ottenute nel corso di distinte visite. L’ipertensione produce un danno progressivo su alcuni organi detti “bersaglio”: principalmente cuore, cervello, reni e grosse arterie.
E’ stato ampiamente dimostrato che il trattamento antipertensivo è efficace nel ridurre l’incidenza di eventi cardiovascolari. L’ipertensione è asintomatica nella maggior parte dei casi, anche quando è persistente. Il danno d’organo progredisce per lungo tempo senza provocare manifestazioni cliniche di rilievo, cosicchè l’ipertensione viene a volte diagnosticata solo anni dopo il suo inizio; per questo è stata spesso definita come un “killer silenzioso”. Risulta perciò evidente come il trattamento dell’ipertensione sia importante non solo nei soggetti che presentano già sintomi ad essa correlati, ma a maggior ragione nei soggetti asintomatici, al fine di arrestare la progressione naturale dell’ipertensione e di garantire lo stato di salute dei pazienti ed anche un uso più razionale delle risorse sanitarie. La terapia antipertensiva dev’essere preferibilmente “personalizzata” sulla base di alcuni fattori: età, tipo di ipertensione, patologie associate, tipo di danno d’organo, tolleranza al farmaco, controindicazioni al farmaco.
L’ipertensione si può quindi definire un’unica sindrome clinica sottesa da molteplici meccanismi che interagiscono fra loro in modo complesso, delineando così sottopopolazioni di ipertesi differenti fra loro per caratteristiche cliniche, evoluzione del danno d’organo e risposta alla terapia.
Infine è importante che il paziente iperteso conosca la corretta modalità di misurazione della pressione arteriosa, poiché oltre alle misurazioni eseguite nell’ambulatorio del proprio medico che non sempre riflettono i reali valori pressori , per una reazione di allarme nei confronti del medico, quelle ottenute a casa possono essere di aiuto per un corretto inquadramento del paziente e per responsabilizzare il paziente migliorando la sua adesione alla terapia farmacologica.
Intervengono Franco Veglio, Professore Ordinario di Medicina interna dell'Università di Torino e Direttore S.C.U. Medicina Interna 4 e centro ipertensione arteriosa, San Giovanni Battista di Torino, Università di Torino e Luciano Platter, Presidente Associazione Titolari di Farmacia della Provincia di Torino

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