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La svolta della grande guerra

giovedì La prima guerra mondiale fu un evento epocale; segnò profondamente l’anima dell’uomo occidentale tanto che si può dire che la storia del XX secolo inizi nel 1914. Infatti, l’intervento degli Stati Uniti d’America determinò il tramonto della centralità dell’Europa, la rivoluzione bolscevica portò il comunismo al potere in una nazione,  il crollo di quattro imperi plurinazionali (russo, austroungarico, tedesco e ottomano) segnò il trionfo del principio di nazionalità, che subito rischiò di declinarsi in nazionalismo.
Le trasformazioni sul piano economico e sociale avvenute nel corso del conflitto furono vissute dovunque in Europa come un trauma. Molti elementi culturali furono comuni a tutte le popolazioni coinvolte, anche a quelle divise da fronti opposti, tanto che è stata recentemente individuata un’unica “cultura di guerra” europea. I cinque lunghi anni di guerra lasciarono nei sopravvissuti un segno indelebile, capace di trasformare la memoria moderna. Il simbolo della guerra fu il fante in trincea, ma la prima guerra moderna di lunga durata fu vissuta e combattuta anche in quello che, da allora in poi, è noto come il “fronte interno”. La vita delle popolazioni civili mutò profondamente, cambiarono il sistema produttivo, il panorama politico, il volto della società e delle città.
Torino era lontana dal fronte combattuto, ma era centrale per la produzione bellica; fu  quindi dichiarata “zona di guerra” dopo la sommossa insurrezionale dell’agosto 1917, che rappresentò un unicum nel panorama nazionale per forme e dimensioni. Torino era una città industriale giovane, già in espansione ad inizio secolo, sebbene gli elementi di modernità si alternassero con fattori di arretratezza. Durante la guerra, che venne accolta tiepidamente, visse un dinamismo produttivo senza precedenti. La crescita industriale in termini di impianti e occupazione coinvolse numerosi settori, estrattivo, delle lavorazioni agricole, metallurgico, siderurgico, delle costruzioni, tessile, chimico, ma fu soprattutto quello metalmeccanico che diventò decisivo nell’apparato locale. Tuttavia, accanto a processi di ammodernamento e di innovazione tecnologica con ricadute in tempo di pace, la guerra fece riemergere forme di produzione protoindustriale, a causa dell’inefficienza dell’apparato statale deputato alla mobilitazione industriale. Le contraddizioni e le tensioni prodotte dalla nuova struttura socio-economica torinese emersero in tutta la loro gravità poco tempo dopo la firma della pace.
 

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